ASSOCIAZIONE
SEZIONE
DI VERCELLI
ABORTO
SELETTIVO: ESISTE UN DIRITTO A NASCERE SANI O MEGLIO, AD AVERE UN FIGLIO SANO?
Vercelli, 27 agosto 2007 - Solo pochi giorni fa aveva suscitato scalpore la richiesta, molto discutibile, di Amnesty International, a legittimare il diritto ad abortire, per le donne che hanno subito violenza, con i conseguenti interventi di disapprovazione, molto autorevoli, quelli del Cardinali Martino e del Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato; mentre il vescovo inglese Evans si dimetteva dalla stessa Associazione in quanto: «Non esiste alcun diritto umano che preveda l'aborto»
Ma proprio in questi giorni si sono scatenate polemiche, ancora più accese, a seguito del cosiddetto aborto selettivo su uno di due gemelli, praticato in un ospedale di Milano e che ha provocato la soppressione, per errore, del feto sano e non, come richiedeva la madre, di quello affetto da sdr di Down; il quale, dopo essersi salvato, è stato poi definitivamente “eliminato” con un secondo aborto!
A questo punto mi domando ma qual è il vero scandalo? Impedire ad una donna di abortire? O, piuttosto, impedire ad una nuova vita di nascere?
In base alla mentalità dominante un feto frutto di
una violenza o un feto affetto da malformazioni hanno, evidentemente, meno
diritti rispetto agli altri e quindi possono essere soppressi senza tanti
problemi e con, addirittura, il placet di un’organizzazione come Amnesty International,
che dovrebbe, al contrario, tutelare i diritti di tutti, soprattutto dei più
deboli.
Stiamo imboccando la strada molto pericolosa
dell’eugenetica, in quanto selezionando, tra i feti, quelli che hanno il
diritto di vivere o meno, rischiamo, in futuro, di legittimare anche la discriminazione
tra bambini e/o uomini più o meno degni di avere gli stessi diritti degli
altri.
Ma questo è inaccettabile, per ogni ideologia o
confessione (e dovrebbe essere inaccettabile ancor più per Amnesty International) in quanto la
dignità di ogni uomo, è insita nella sua stessa natura, non può quindi essere
limitata a categorie o classi più o meno fortunate, perché questo minerebbe le
basi della nostra stessa civiltà!
L'aborto non si può mai considerare un diritto o una conquista, ed ogni feto (che è poi, a tutti gli effetti, un bambino non ancora nato) deve avere gli stessi diritti di ogni altro essere umano! E così anche per il feto affetto da malformazioni.
La ginecologa di Milano, al centro delle polemiche, si difende e dice di avere la coscienza a posto, proponendo addirittura, per il futuro, di poter marchiare il feto malformato, per evitare possibili errori. Sono, a mio parere, delle dichiarazioni che fanno letteralmente rabbrividire!
Così come sono sconvolto anche per la decisione della madre a procedere ad un secondo aborto per sopprimere il piccolo feto affetto da sdr di Down e, incredibilmente, sopravvissuto dopo il primo aborto, negandogli così, per la seconda volta, il diritto alla vita!
Per cui, a mio parere, nell’ospedale di Milano, il vero errore, la colpa che fa inorridire tutta l’opinione pubblica, non è stato quello di aver soppresso il feto “sbagliato”, la cui unica colpa era di essere ammalato, ma quello di adeguarsi ad una cultura perversa. Una cultura che tende ad accettare solo ciò che è bello, che è sano e che soddisfa chi ha il potere di decidere sulla vita e la morte di questi nostri fratelli più piccoli, senza peraltro preoccuparsi di aiutare poi concretamente chi si trova ad avere un figlio portatore di handicap! Anche perché sono preoccupazioni che costano!
E costano forse troppo a questa nostra società, ossessionata solo dall’edonismo, dal benessere individuale e dalla produttività, in nome dei quali è disposta a sacrificare, senza problemi, anche gli unici veri valori dell’uomo: la vita, la dignità umana e la famiglia!
Il Presidente AMCI di Vercelli
e Vice Presidente Nazionale
dott. Franco
Balzaretti