ELUANA  E  TERRI   

 

Pur nel rispetto per la delicatezza del un triste dramma familiare, sul quale non possiamo, evidentemente, esprimere alcun giudizio, la tragica storia di Eluana En­glaro interpella le nostre coscienze di cattolici e di medici. Sarebbe infatti un chiaro caso di eutanasia, nella sua forma peggiore: lasciar morire di fame e sete un essere umano. Eppure il tutto ci è stato presentato, dai mass media, quasi come una sorta di liberazione: un atto di umanità.

Ma, nonostante tutti i bei discorsi e giustificazioni pseudo-filosofiche, la storia di Eluana ricorda molto da vicino quella di Terri, la ragazza americana, morta tre anni fa. La differenza più sostantaziale è che per Eluana è stato il padre, e non il marito, a chiedere di “staccare la spina”.

Ma che cosa avrà spinto un padre a chiedere una morte così straziante per la propria figlia? A noi non è dato di saperlo, ma preghiamo con tutto il cuore il Signore perché possa almeno indurlo ad un ripensamento!

La morte di Terri era stata, infatti, una morte orribile, avvenuta per mano d’uomo, una mano crudele, impietosa ed inarrestabile, che non si era fermata nemmeno alla luce di evidenti dubbi scientifici.

Ed ecco che quella lenta e straziante agonia di Terri è oggi l’agonia di Eluana; ma anche  l'agonia della società moderna che, protesa solo al benessere e al profitto, non riconosce più i propri valori e le proprie radici, è l’agonia dell'amore che non sa più chinarsi su chi è più fragile e bisognoso. È l'agonia dell’intera umanità.

Offriamo quindi ai nostri iscritti ed ai visitatori del sito questo nostro piccolo contributo, con un piccolo dossier di interventi speciali, confidando che possa favorire un’attenta e pacata riflessione su questa tragica vicenda, che non è rimasta confinata in un ambito privato e familiare, come sarebbe stato opportuno,  ma è stata invece data in pasto ai Mass Media, senza remore e, soprattutto, senza alcun rispetto per questa sfortunata ragazza!

 

 

 

                                                                                                                               il  vostro

 

                                                                                                                                    Franco  Balzaretti