Il Vice Presidente
(Nord)
Si premette, come ha opportunamente osservato anche
mons. Fisichella, che non si deve parlare tanto di testamento biologico ma di
utilizzare termini ed espressioni che facciano emergere più il senso della vita
che della morte, e non per ragioni semantiche o di lessico.
L’AMCI deve intervenire sempre in totale accordo con
la gerarchia ecclesiastica: Santa Sede, CEI e soprattutto con il nostro
Assistente card. Dionigi Tettamanzi.
1. I progressi tecnologici
della medicina consentono di mantenere in vita pazienti che in passato non
avevano speranze, ma pongono anche nuovi interrogativi, per cui è evidente che il
Parlamento senta la responsabilità di discutere di tali problematiche. Non
dobbiamo, comunque, essere noi a spingere per proporre nuove leggi. Certo che a
fronte di un dibattito, non possiamo tirarci fuori o disinteressarci.
2. Non è mai accettabile la sospensione
dell’idratazione, dell’alimentazione e nemmeno staccare un respiratore per chi
risulta essere di vitale importanza.
3.
Il medico, pur tenendo conto della volontà del paziente, deve sempre
avere l’ultima parola e responsabilità
per decidere secondo scienza e coscienza.
Credo che il superamento del cosiddetto “paternalismo medico” non
possa trasformarsi nel suo opposto: la trasformazione del medico in un mero
esecutore, vincolato alla volontà del paziente, quale che essa sia, magari la
più assurda ed, addirittura, non espressa direttamente ma in uno scritto
precedente.
Per
cui l’idea di una legge sul testamento biologico, che in teoria potrebbe
sembrare utile e positiva, nella pratica risulta poi fallimentare, in quanto
svuota la medicina e la società stessa del rapporto personale e del contatto
umano, creando un solco sempre più ampio tra medico e paziente, senza peraltro
offrire maggiori garanzie ai pazienti, rispetto a quanto già previsto dagli
ordinamenti legislativi; ecco perché nei paesi dov’è in vigore, viene
sottoscritto solo da una piccola minoranza.
Dobbiamo
poi ricordare il riconoscimento giuridico e morale dell’obiezione di coscienza
del medico; una vera e propria conquista civile. Essa implica che quando una
legge prevede comportamenti che causano direttamente - o possono concorrere a
causare - la soppressione della vita umana (come per aborto ed eutanasia) il
medico può legittimamente rifiutarsi di applicarla.
Il Vice Presidente AMCI
(Nord)
Dott. Franco Balzaretti